Google PageSpeed Insights: come leggerlo e migliorare la velocità del sito
Come funziona Google PageSpeed Insights, cosa significano punteggi e metriche (LCP, INP, CLS) e quali interventi migliorano davvero la velocità di un sito.
Creato con AI In questo articolo
Prima o poi qualcuno ti passa un link con scritto “il tuo sito è lento, guarda qui” — e quel link è quasi sempre Google PageSpeed Insights. Uno strumento gratuito, potentissimo e, va detto, facilissimo da leggere male: punteggi rossi che sembrano condanne, sigle astruse, consigli tecnici in inglese. In questa guida lo smontiamo pezzo per pezzo: cosa misura davvero, come interpretare i numeri e — soprattutto — quali interventi spostano il risultato.
Cos’è e come si usa
PageSpeed Insights è lo strumento gratuito di Google che analizza la velocità e l’esperienza di caricamento di una pagina web. Si usa in dieci secondi: incolli l’indirizzo della pagina, attendi l’analisi, ottieni un rapporto con punteggi e suggerimenti, separati per mobile e desktop.
Il primo consiglio è già qui: guarda il mobile per primo. È il test più severo (simula uno smartphone medio su rete lenta) ed è la versione del sito che Google usa per valutarti — oltre che quella da cui arriva la maggior parte delle visite reali.
Le due anime del rapporto: dati reali e dati di laboratorio
La cosa più importante da capire di PageSpeed è che il rapporto contiene due tipi di dati molto diversi:
- “Scopri cosa provano i tuoi utenti reali” — in alto. Sono dati raccolti dagli utenti veri di Chrome negli ultimi 28 giorni (il Chrome UX Report). Questa è la sezione che conta per Google: qui si misurano i Core Web Vitals. Compare solo se il sito ha traffico sufficiente.
- Il punteggio da 0 a 100 — la parte “lab”. È una simulazione fatta al momento del test, in condizioni standardizzate. Utilissima per diagnosticare i problemi, ma è una prova in provetta: può variare di qualche punto a ogni esecuzione, e non è ciò su cui Google ti valuta.
Tradotto: il punteggione colorato serve a capire cosa sistemare; i dati reali dicono come stai davvero.
Le metriche che contano: i Core Web Vitals
Tre sigle misurano l’esperienza concreta di chi carica la pagina:
- LCP (Largest Contentful Paint) — quanto ci mette il contenuto principale a comparire. Soglia buona: entro 2,5 secondi. È la percezione di “il sito si è aperto”.
- INP (Interaction to Next Paint) — quanto la pagina reagisce in fretta quando l’utente tocca, clicca, digita. Soglia buona: entro 200 millisecondi. È la percezione di “il sito risponde”.
- CLS (Cumulative Layout Shift) — quanto la pagina “salta” durante il caricamento, con testi e bottoni che si spostano sotto il dito. Soglia buona: sotto 0,1. È la percezione di stabilità.
Perché accanirsi su questi numeri? Perché la pazienza degli utenti è poca e documentata: secondo Think with Google, il 53% delle visite mobile abbandona una pagina che impiega più di 3 secondi a caricarsi.
Gli interventi che spostano davvero i numeri
I suggerimenti di PageSpeed sono decine, ma nella pratica pochi interventi fanno la maggior parte del risultato. In ordine di resa tipica:
- Immagini. La causa n°1 dei siti lenti che mi capita di analizzare: foto da fotocamera caricate così com’erano. Formato moderno (WebP/AVIF), dimensioni corrette, compressione e caricamento “lazy” per ciò che sta sotto la piega. Da solo, questo intervento trasforma molti siti.
- JavaScript e CSS superflui. Temi e page builder gonfi, plugin che caricano codice ovunque, script di terze parti (chat, mappe, tracciamenti) mai messi a dieta. Meno codice inutile = LCP e INP migliori.
- Caching e hosting. Se il server impiega un secondo a rispondere (il TTFB del rapporto), nessuna ottimizzazione a valle ti salva. Una buona cache e un hosting serio sono prerequisiti, non finiture.
- Font e risorse esterne. Ogni font caricato da fuori e ogni servizio esterno aggiungono attese. Pochi font, precaricati bene.
- Spazi riservati per immagini e banner. È la cura del CLS: se ogni elemento ha il suo spazio prenotato, la pagina non salta mentre carica.
La velocità, va ricordato, è un tassello della SEO tecnica — insieme a mobile, sicurezza e indicizzabilità — e la SEO tecnica è a sua volta uno dei tre pilastri del posizionamento, come ho raccontato nella guida alla SEO.
Il punteggio perfetto non è l’obiettivo
Una cosa che dico sempre, anche contro il mio interesse di sviluppatore: inseguire il 100/100 su ogni pagina non è un buon investimento per la maggior parte delle attività. Le soglie verdi dei Core Web Vitals sui dati reali sono il traguardo sensato; oltre, la fatica cresce esponenzialmente e il beneficio no. Un sito a 85 con contenuti eccellenti batte un sito a 100 vuoto, sempre.
Il discorso cambia quando i numeri sono profondi in zona rossa: lì non si parla di rifiniture ma di un sito che perde visitatori (e posizioni) ogni giorno. Se il tuo rapporto PageSpeed è un bollettino di guerra e non sai da dove iniziare, scrivimi: lo analizzo, ti dico quali interventi rendono di più nel tuo caso — e quali puoi tranquillamente ignorare.