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Come riconoscere il CMS di un sito web (con e senza strumenti)

Come scoprire con che CMS è fatto un sito web: metodi manuali dal codice sorgente, strumenti gratuiti e i segnali che tradiscono WordPress, Shopify e gli altri.

Nicholas Papetti 27 settembre 2026 · 4 min di lettura
Analisi del codice sorgente di un sito per riconoscerne il CMS Creato con AI
In questo articolo
  1. Metodo 1 — Gli strumenti online (la via rapida)
  2. Metodo 2 — Il codice sorgente (la via del detective)
  3. Metodo 3 — I file di servizio
  4. Metodo 4 — Riconoscere il “nessun CMS”
  5. Cosa fartene dell’informazione

Vedi un sito che ti piace — o un concorrente che ti sta sopra su Google — e ti chiedi: con cosa è fatto? WordPress? Shopify? Qualcosa di costruito su misura? È una curiosità più utile di quanto sembri: sapere che strumenti usa chi ti sta davanti, o cosa c’è davvero sotto il sito che possiedi, orienta scelte e preventivi. La buona notizia: scoprirlo è quasi sempre possibile, spesso in meno di un minuto. Ecco i metodi, dal più immediato al più raffinato.

Metodo 1 — Gli strumenti online (la via rapida)

Il modo più semplice: incollare l’indirizzo in uno strumento di rilevamento. I più affidabili sono gratuiti nelle funzioni di base:

  • Wappalyzer — disponibile anche come estensione del browser: mentre navighi, un’icona ti dice CMS, linguaggi, servizi e strumenti di analisi del sito che stai guardando.
  • BuiltWith — molto dettagliato: oltre al CMS elenca hosting, CDN, librerie e perfino gli strumenti di marketing collegati.
  • WhatCMS — essenziale e diretto: risponde alla sola domanda “che CMS è?”.

Per l’uso occasionale bastano e avanzano. Ma capire come fanno a saperlo è più interessante — e ti rende autonomo anche quando gli strumenti si confondono.

Metodo 2 — Il codice sorgente (la via del detective)

Ogni pagina web arriva al browser come codice HTML, e quel codice si può leggere: click destro sulla pagina → “Visualizza sorgente pagina”. Non serve saper programmare: serve sapere cosa cercare (Ctrl+F / Cmd+F per cercare nel testo).

Il tag “generator”

Molti CMS si firmano. Cerca generator nel sorgente e potresti trovare una riga come:

<meta name="generator" content="WordPress 6.5" />

Firma esplicita: caso chiuso. Nota: i siti attenti alla sicurezza spesso la rimuovono — l’assenza non prova nulla, la presenza sì.

I percorsi dei file

L’indizio più affidabile: ogni CMS organizza i propri file in cartelle con nomi caratteristici, visibili nel sorgente. Cerca:

  • wp-content o wp-includes → WordPress, senza dubbi;
  • cdn.shopify.com o /cdn/shop/ → Shopify;
  • /media/jui/ o com_content → Joomla;
  • /sites/default/files → Drupal;
  • /modules/ con prestashop nei percorsi → PrestaShop;
  • riferimenti a wixstatic.com → Wix; squarespace-cdn.com → Squarespace.

Gli indirizzi delle pagine

Anche gli URL parlano: /wp-admin che porta a una pagina di login è WordPress; percorsi come /collections/ e /products/ sono il dialetto di Shopify; /index.php?option=com_... profuma di Joomla datato.

Metodo 3 — I file di servizio

Due indirizzi che puoi provare su qualunque sito, aggiungendoli al dominio:

  • /robots.txt — il file di istruzioni per i motori di ricerca (ne ho parlato a proposito di indicizzazione) spesso rivela i percorsi del CMS: un Disallow: /wp-admin/ è una confessione;
  • /readme.html o /administrator/ — pagine di servizio che alcuni CMS espongono di default.

Metodo 4 — Riconoscere il “nessun CMS”

A volte la ricerca non trova niente: nessun percorso tipico, nessuna firma, codice pulito ed essenziale. Congratulazioni: probabilmente stai guardando un sito statico — scritto direttamente in HTML o costruito con i generatori di siti statici moderni. Nessun pannello di amministrazione tradizionale alle spalle, pagine servite così come sono: è l’approccio che spesso vince su velocità e sicurezza, come ho raccontato nel confronto HTML vs WordPress. Anche l’assenza di indizi, insomma, è un’informazione.

Cosa fartene dell’informazione

Riconoscere il CMS è l’inizio, non la fine. I modi utili di usare quest’abilità:

  • Analisi dei concorrenti: sapere con cosa sono fatti i siti che ti stanno davanti su Google completa il quadro — anche se, attenzione, il posizionamento lo fanno contenuti e autorevolezza molto più della piattaforma.
  • Valutare preventivi: quando un fornitore propone “il rifacimento del sito”, chiedere con cosa e capire la risposta ti mette in una posizione diversa. Un sito è anche ciò che ti resta in mano dopo: sapere se sarà un WordPress con dieci plugin o un progetto su misura cambia manutenzione, costi e libertà futura.
  • Sapere cosa possiedi: se il tuo sito l’ha fatto qualcuno anni fa e non sai cosa c’è sotto, ora puoi scoprirlo in un minuto — ed è il primo passo per decidere cosa farne.

Nel prossimo articolo del percorso vedremo cos’è esattamente un CMS e come funziona sotto il cofano. E se dopo l’indagine sul tuo sito ti è venuto qualche dubbio — su cosa c’è sotto, o su cosa converrebbe metterci — scrivimi: do un’occhiata e ti dico cosa vedo, gratis.

Nicholas Papetti

Nicholas Papetti

Sviluppatore e web designer a Piacenza. Dal 2020 con Nettuno Web aiuto aziende e professionisti a crescere online con siti web, e-commerce e strategie SEO su misura — lavorando in prima persona, dall'idea al risultato.

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